I dati pubblicati ci rivelano che l’80% delle PMI in Italia è controllato da una famiglia e che nella classifica delle prime 100 imprese italiane per fatturato oltre il 40% è tramandata di padre in figlio.
Il cosiddetto “passaggio del testimone”, ancor più quando si tratta di passaggio generazionale è un processo complesso, delicato, da realizzare per tempo e con strumenti giuridici adeguati, primo fra tutti quello della compliance, che costituisce lo strumento principe nell’attuazione delle più evolute e razionali forme di governance.
Se, infatti, combiniamo questa delicata fase della vita che ogni impresa prima o dopo si deve trovare ad affrontare e le difficoltà dell’attuale contesto in cui oggi le aziende si trovano ad operare, ecco che le funzioni ed i processi tipici della compliance assumono sempre più vitale importanza per una resistenza attiva dell’impresa nel mercato creando un vero e proprio scudo protettivo indispensabile per poter guardare al futuro.
L’attuale pilastro del sistema di governo, grazie anche alla oramai cospicua letteratura di principi, best practice, linee guida delle associazioni di categoria, interpretazioni giurisprudenziali è proprio l’interazione degli strumenti di compliance, primo tra tutti sicuramente il Modello di organizzazione gestione e controllo 231.
L’adozione del MOG, formalmente non obbligatoria, si rivela, infatti, una efficace leva di consolidamento e crescita nell’organizzazione, nonché di responsabilizzazione delle diverse componenti aziendali. Non per altro la responsabilità amministrativa introdotta dal decreto lgs 231 viene dai più chiamata responsabilità da “colpa nell’organizzazione”.
E’ necessario che l’impresa persegua una strada ben precisa a salvaguardia e rinforzo della sua salute, costellata da specifici interventi procedurali e significativi miglioramenti organizzativi non solo per prevenire e contrastare quella possibile “colpa”, non solo per ottenere un esimente o un attenuante nel caso di inopinato coinvolgimento giudiziario, ma anche e soprattutto per gestire con efficienza e razionalità le risorse disponibili.
Sgomberando il campo da dubbi, un’attività d’impresa, anche di modeste dimensioni, per definirsi “sana” ha bisogno di ruoli e responsabilità distinti, chiari e ben definiti, di procedure certe e di un’attività effettiva di controllo. E ciò, lo si anticipa sin d’ora, non ha niente a che vedere con l’introduzione di strumenti che ingessino la società, che ne rallentino l’operato, che imbriglino la sua operatività, anzi, tutt’altro.
Il puntuale monitoraggio delle dinamiche aziendali, l’individuazione degli opportuni strumenti di valutazione delle performance, se sicuramente sono fondamentali per imprese a bassi margini o con delle criticità attuali o all’orizzonte, sono in ogni caso necessari anche per aziende sane. Ciò in quanto il monitoraggio consapevole e puntuale, consente di rilevare in anticipo eventuali segnali che possono portare ad un rischio di crisi d’impresa, ma può altresì contrastare anche quelle inefficienze che seppure non siano tali da compromettere la continuità aziendale, ne riducono le performances.
L’obbligo organizzativo volto – anche – alla rilevazione tempestiva dei rischi, di crisi e di perdita della continuità aziendale, configura una visione unitaria del sistema di controllo interno e di risk management che, non può che passare dalla definizione dell’insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative, volte a consentire l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei principali rischi, approccio evidentemente comune alla costruzione del “modello organizzativo 231”.
L’adozione del MOG e degli adeguati assetti può consentire certamente alle più giovani generazioni di essere parte attiva del passaggio generazionale, utilizzando quegli strumenti di cui i loro predecessori avevano fatto in gran parte a meno sia in ragione della loro esperienza diretta nel settore della produzione, ma anche e soprattutto perché si erano trovati a gestire l’azienda in una situazione di minore complessità e dinamicità dell’ambiente competitivo, nonché di minore complessità delle discipline che a vario livello regolamentano l’operato delle aziende.
Introdurre e padroneggiare questi strumenti, ricavandone informazioni essenziali, consente da un lato di supplire ad alcuni aspetti che possono essere legati ad una eventuale “inesperienza” e dall’altro di tenere il passo, di una gestione aziendale che, indubitabilmente, oggi è più complessa di ieri: se ci si muove, più velocemente su percorsi sempre più imprevedibili, è evidente che occorre la massima attenzione nel rilevare il minimo accenno di criticità.
Non solo, oggi più che mai la componente reputazionale ha una elevatissima importanza e rilevanza competitiva, quindi l’utilizzo di questi strumenti è diventato oramai indispensabile per garantire all’impresa di poter guardare al futuro senza pericolo di compromissione della sua continuità.